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“Un viaggio non è fatto di chilometri percorsi, ma da quello che si ha con sé al ritorno"
(proverbio Saharawi)
Nel febbraio 2006, ….. ho peregrinato un po' nel Malawi: Blantyre (la vecchia capitale) e Lilongwe (la capitale), è un paese rurale, dove la vita media è di 37anni, più della metà della popolazione è analfabeta, circa il 15% risulta positivo al test dell'HIV con un numero impressionante di orfani. E' proprio dai bambini per strada che la Comunità di S.Egidio ha iniziato la sua opera di aiuto. Il primo centro di cura e prevenzione dell'AIDS e della malnutrizione nasce nell'agosto del 2005 a Lilongwe e precisamente a Mthengo wa Ntenga, l'anno successivo viene inaugurata la seconda struttura a Blantyre. E' in questi due luoghi che ho trascorso il mese più intenso della mia vita, dove ho incontrato un numero indefinito di persone, dove ho sentito il mio cuore battere all'impazzata per la gioia, per la tristezza, per l'impotenza, per amore... . La prima settimana l'ho trascorsa a Lilongwe, da pochi anni la capitale del Malawi. E' un paese verdeggiante, lo sguardo si perde all'infinito, per le strade si incontrano moltissime persone, qui il concetto di mezzo pubblico non esiste, a tratti si vedono gruppi di persone ferme ad aspettare i pulmini (quelli che possono) o enormi jeepponi aperti dietro dove salgono le persone, entrambi vanno a riempimento, l'autista urla strani nomi: sono i luoghi che toccherà nel tragitto.
Molti però sono a piedi (scalzi-perchè non hanno le scarpe o se le hanno non vogliono rischiare di rovinarle perchè ne hanno un solo paio), alcuni vanno in bicicletta. E, visto che, siamo nella stagione della pioggia, tutti rigorosamente sotto l'acqua. Si vedono tantissimi bambini.... si, quei bambini che siamo abituati a vedere nelle foto che rappresentano l'Africa più povera, i “più grandi” portano sulla schiena i più piccoli, li vedi giocare per strada, fare il bagno in grossi acquitrini. Lungo le strade si intravedono delle capanne, alcune case,... Stando al Centro Dream, ho conosciuto i ragazzi che ci lavorano, tutti del luogo (medici, infermieri, coordinatori, tecnici di laboratorio, operatori sociali, e gli attivisti). La loro formazione non prevede solo l'acquisizione di aspetti tecnici, ma il saper accogliere la persona malata,saper dare loro la speranza ed il sostegno di cui hanno bisogno. Ogni giorno, fin dalle prime ore della mattina, arrivano moltissime persone, alcune per la prima volta, altre vengono per un controllo e per prendere i farmaci. Nei loro volti non c'è dolore, paura o sofferenza, ma tanta tanta dignità, sono sempre pronti a sorridere, trasmettono tranquillità e desiderio di conoscerti. I bambini imparano a giocare con i giocattoli che gli abbiamo portato, incuriositi dai rumori, dai movimenti; nei primi incontri ho scoperto che i bambini africani hanno paura dei bianchi, come ci vedono piangono!! Forse qui si dice: “attento che arriva l'uomo bianco e ti porta via!”:-) Inutili le caramelle e le moine, non funzionano, cercano protezione dalle mamme. Ma dopo si avvicinano, incuriositi e desiderosi di giocare con te. DREAM è davvero un sogno che per molti si è realizzato: il sogno di essere riconosciuti come persone con una dignità, il sogno di essere curati, coccolati, amati.. Le persone vengono qui perchè sanno che qualcuno si prenderà cura di loro, passano l'intera giornata al Centro, fanno colloqui, vengono visitati dal personale medico, prendono i farmaci le provviste alimentari,.. il tutto in una familiarità confortevole. Mi viene in mente un evento per far comprendere quanta fiducia, speranza rappresenti tutto questo per le persone del luogo; una mattina è venuta una donna con il proprio bambino malato per farlo visitare dai nostri medici, ma durante il tragitto il bimbo è morto, la madre a continuato lo stesso a camminare fino ad arrivare da noi. DREAM per tutti loro è la speranza, la voglia di non arrendersi, neanche davanti all'evidenza. Un giorno abbiamo accompagnato una mamma con il suo bimbo all'ospedale della città:abbiamo incontrato un fiume di persone buttate in terra in attesa di essere visitate, prima di giungere al reparto pediatrico dove i bambini dividono lo stesso letto, senza lenzuola, il tutto incorniciato da una struttura ormai troppo vecchia. Mentre i miei occhi vagano tra le persone, scrutano l'ambiente, vengo assalita da un odore nauseabondo – acuito dal caldo - di quello che dovrebbe essere il bagno, nel mio pensiero “urlo” una preghiera. Nel momento in cui sento le lacrime agli occhi, un bimbo mi tira per i pantaloni, vuole parlare con me, ha capito che sono italiana e mi dice un po' di parole che sa, mi sorride; in quel momento la tristezza lascia il posto alla tenerezza, all'amore alla speranza per un futuro migliore. Blantyre e' molto diversa da Lilongwe, e' piu' citta', il Centro Dream e' bellissimo e grande, accogliamo circa 120 - 150 anche 200 pazienti al giorno. Qui ho soggiornato di più, ho avuto modo di conoscere meglio le persone che lavorano al Centro, di lavorare al loro fianco, di giocare con i bambini, di partecipare al counseling che viene fatto alle donne che aspettano un bambino, e se sono sieropositive gli viene spiegata l'importanza di seguire il programma per far nascere sano il loro bambino. Gli attivisti intrattengono le persone con piccole lezioni di igiene, prevenzione, offrono assistenza domiciliare a coloro che non possono venire, preparano la colazione per tutti. Sono una grandissima risorsa, sono pazienti che hanno accettato di svolgere la loro funzione di sostegno e counseling agli altri, (vengono regolarmente retribuiti per il loro importante lavoro) aiutano gli altri ogni giorno a combattere lo stigma e l'emarginazione. Ognuno di loro è nel mio cuore, nei miei pensieri e nelle mie preghiere, insieme alla moltitudine di gente che ho incontrato nelle due settimane di soggiorno. Una parte importante ce l'ha Brilliant, un bimbo di quindici anni, conosciuto lì, purtroppo per lui la terapia antiretrovirale è arrivata tardi, ma per due anni è stato assistito da tutti con ogni mezzo, con le cure migliori, con tanto, tanto tantissimo amore. L'ho incontrato quando pesava 15 kg, ogni giorno alcuni del Centro vanno a prenderlo e lo accompagnano da noi, insieme alla mamma e alla sorellina, proviamo a farlo mangiare, a giocare con lui. Non dimenticherò mai il suo sorriso. Come non dimenticherò la professionalità e l'affetto di tutti, i momenti di relax trascorsi con gli attivisti nel tentativo di apprendere la loro lingua locale, il Chichewa. Il lavoro, la passione, la professionalità di molti ha permesso e permette tutt'oggi, al progetto DREAM di essere non un sogno ma una realtà per molti.

DREAM Drug Resource Enhancement against AIDS Malnutrition Nel 1996 per i malati di AIDS viene data la terapia antiretrovirale che permette di allungare la vita di tante persone sieropositive, ma non in Africa, dove il dramma si presenta in tutta la sua gravità. Nel 1999, la Comunità di Sant'Egidio inizia il progetto di cura e prevenzione dell'AIDS in Mozambico ed ora è presente in dieci paesi africani, a tutt'oggi sono circa 43mila le persone assistite, più di 4mila bambini nati sani da madri malate. http://www.dream.santegidio.org
Comunità di Sant'Egidio La Comunità di Sant'Egidio nasce a Roma nel 1968, all'indomani del Concilio Vaticano II. Oggi è un movimento di laici a cui aderiscono più di 50.000 persone, impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in più di 70 paesi di diversi continenti. Le differenti comunità sparse in tutto il mondo, condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che caratterizzano il cammino di Sant'Egidio. http://www.santegidio.org |