I pensieri che ci "bloccano"
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Scritto da admin    Venerdì 06 Novembre 2009 16:36

In ogni momento della giornata, nella nostra mente, si susseguono una sequenza indefinita di pensieri che vanno dalla organizzazione della casa, del lavoro, ai figli da accompagnare, alle bollette da pagare,.., pensieri che suscitano emozioni, percezioni, ricordi di cui abbiamo una certa consapevolezza. Ci accompagnano, ci “assalgono”, ci portano su un'altra dimensione, sono i pensieri intimi, automatici che si ripetono e sono strettamente legati alle nostre emozioni. Quando un avvenimento provoca una forte emozione (rabbia, tristezza, sconfitta,...) suscita in noi una sensazione sgradevole che si ripete nella nostra coscienza come un disco rotto: “sono un fallito! Mi ha tradito! Non ce la faccio più! Sono inadeguato! Adesso glielo faccio vedere io con chi hanno a che fare!...” Questa sequenza di pensieri che si ripetono, ci fanno star male, ci fanno sentire senza via di uscita, in balia degli eventi e creano un blocco.

Ma oltre alla sensazione sgradevole, questi pensieri che si ripetono costantemente, cosa provocano nella nostra mente?

Agiscono da rinforzo nei nostri circuiti neuronali, il dolore si “fa più forte”, viene scolpito nella memoria che diventa più resistente. Secondo una ricerca (Kandel “La memoria del presente”) i neuroni dell'ippocampo e dell'amigdala diventano più grandi e sviluppano maggiori connessioni con altri neuroni nello stesso circuito, mentrela ruota neuronale continua a girare. La persona cade in uno stato di depressione.

Questi pensieri prendono il sopravvento maggiormente di notte, poiché durante il giorno la nostra attenzione è presa da altro, i nostri pensieri sono chiari, ordinati; in termini neurofisiologici il nostrosistema sotto corticale – di azione – i gangli della base, spostano la nostra attenzione verso la situazione esterna in modo tale da progettare una risposta attiva. E' di notte che l'attenzione della corteccia si sposta verso l'interno, verso il sistema limbico esiamo sotto l'influenza del nostro stato emotivo e fisico. Ed è proprio di notte che i pensieri sono condizionati, guidati dalle emozioni e diventano confusi, si sovrappongono ed al contempo riflettono i veri sentimenti.

Tutto questo acquista maggiore rilevanza nel momento in cui la persona si rivolge ad uno psicoterapeuta o al counselor. In una relazione di aiuto bisogna prestare molta attenzione alle parole usate dal cliente perchè esse rappresentano il pensiero del cliente. Esprimono non solo ciò che emerge dalla coscienza ma anche ciò che vuole essere tenuto lontano dalla coscienza perchè doloroso. “Mi sento inadeguato, il mio capo a affidato un compito importante ad un altro e non a me! Non capisco perchè, è ingiusto!” Ecco un esempio in cui il tema centrale: “ compito affidato ad un altro” diviene confuso dal “non capisco, è ingiusto” e la delusione il dolore diviene viscerale; proviamo a scappare da questo dicendoci: “Basta, da oggi non mi impegno più di tanto, farò solo quello che mi spetta”. Ma il flusso dei pensieri ritorna, proviamo ad uscirne ma sempre lì stiamo. E' per questo che il linguaggio assume una certa rilevanza, perchè nel momento in cui usiamo il linguaggio verbale siamo certi che il pensiero esplicitato o l'avvenimento descritto sono più o meno al centro della nostra coscienza. Inoltre non bisogna rimanere incastrati in definizioni lapidarie, statiche: “Mi sono sentito incapace, quindi sono incapace”; in realtà tutto in noi cambia continuamente, siamo noi a voler far durare nella nostra testa situazioni spiacevoli a cui abbiamo “attaccato” un giudizio. In verità ad ognuno di noi è successo di sentirsi inadeguato o quant'altro, ma in una determinata situazione, in un preciso momento della nostra vita e con determinate persone. Questo non è SEMPRE.

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Novembre 2010 21:59
 
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