Afasia
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Scritto da Fabiola Martini  

Con questo termine si indica il disturbo della comunicazione verbale conseguente ad una lesione acquisita del cervello e interessa una o più componenti del complesso processo di comprensione e produzione dei messaggi verbali. Tale disturbo compromette la qualità della vita delle persone colpite: oltre alle aree danneggiate direttamente subiscono alterazioni più o meno rilevanti anche le aree ad esse connesse. La riabilitazione sia del linguaggio che farmacologica serve a ridare al soggetto uno stile di vita che sia il più soddisfacente possibile e socialmente efficace. A volte la riabilitazione del linguaggio sembra non essere sufficiente; nuovi studi hanno messo in evidenza la possibilità di attivare, al momento solo in modo transitorio, aree deputate per il linguaggio per mezzo di una stimolazione magnetica transcranica (TMS), una stimolazione elettrica transcranica con correnti alternate (tDCS) e una stimolazione corticale extra durale (ECS), quest'ultima è una tecnica invasiva che prevede l'impianto neurochirurgico in sede extradurale di un elettrodo in corrispondenza della corteccia che si vuole stimolare, viene da alcuni anni impiegata nella malattia di Parkinson per il trattamento delle alterazioni del movimento. Anche se la sperimetazione è solo agli inizi, sembra che il trattamento logopedico supportato a tali metodiche sia in grado di offrire miglioramenti funzionali nei soggetti afasici.

 
RESILIENZA
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Scritto da giuliana valentini  

è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.

Si può concepire la resilienza come una funzione che si modifica nel tempo in rapporto con l'esperienza, i vissuti e, soprattutto, con il modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono.Piuttosto che piangere su se stessi possiamo domandarci cosa possiamo fare per realizzare l’obiettivo che ci siamo posti. Costruire buone relazioni con chi ci circonda, amici, familiari ecc.Molte persone che hanno avute esperienze tragiche ed avversità hanno trovato miglioramenti nelle relazioni, forza personale, maggior apprezzamento per la vita, ed un incremento di autostima.Avere una visione positiva di se stessi, fidarsi del proprio istinto sviluppa resilienza anche quando si fa fronte ad eventi molto dolorosi e con una prospettiva più ampia visualizzare ciò che vogliamo piuttosto che preoccuparci di quello che temiamo. I fattori responsabili di attivare e sostenere i processi di resilienza sono: una relazione significativa con una persona adulta,-disponibilità di una rete di supporto sociale ed affettiva adeguata,- senso di continuità nelle esperienze della vita,- la percezione del proprio valore personale L’educazione alla resilienza comporta un potenziamento di competenze emozionali e relazionali e rappresenta una strumento efficace e significativo per la prevenzione del disagio ed il suo superamento.

 

 
Il benessere che viene dal sonno
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Scritto da Fabiola Martini  

Il sonno tutela il nostro benessere fisico durante tutto il giorno ed è per questo che determina la qualità della nostra vita.

La società moderna, con i suoi ritmi sempre più frenetici, ha apportato delle notevoli modificazioni del ritmo sonno-veglia che a loro volta possono causare seri danni alla nostra salute sia fisica che mentale. Il riposo notturno permette all'organismo di "rigenerarsi": la regolarità tra il sonno e la veglia garantisce un buon funzionamento dell'apparato endocrino, metabolico, immunologico, delle funzioni mnemoniche, di apprendimento e più in generale a livello cognitivo. Il sonno quindi ci garantisce un benessere psico-fisico che determina una buona qualità della vita. In presenza di patologie,si può instaurare un circolo vizioso per cui la sintomatologia di base altera il ritmo sonno-veglia che a sua volta determina un peggioramento della malattia. A volte ci possono essere dei disturbi del sonno che non sono da attribuire ad una condizione medica generale, o ad un disturbo mentale, in questo caso si parla di disturbi primari del sonno che a loro volta sono suddivisi i "Dissonnie":

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Cos'è l'umore
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Il termine viene oggi utilizzato nel linguaggio comune per indicare una disposizione d'animo o un atteggiamento, ma puòessere interessante ricordare come questa impostazione derivi ancora dall'antica teoria di Galeno che ipotizzava quanto il temperamento (inteso copme l'insieme delle caratteristiche specifiche di una persona) potesse dipendere da un miscuglio d'umori. Proponeva quattro temperamenti: collerico, sanguigno, flemmatico e melanconico. Oggi per comprendere il concetto di "umore" è utile partire da alcune constatazioni di base. In medicina e in psicologia, l'umore è inteso come lo stato emozionale interno di un individuo, ossia l'insieme delle disposizioni affettive ed istintive che determinano il tono prevalente dell'attività psichica. Deve essere ricordato che l'umore di un soggetto presenta delle oscillazioni fisiologiche che dipendono da parametri spicobiologici, da stimoli provenienti dal mondo esterno o da contenuti del mondo interno. Non è possibile trattare il concetto di umore senza ricordare che è strettamente legato a quello emozionale.

Cosa sono i disturbi dell'umore? Sono delle alterazioni del tono affettivo e del comportamento interpretabili come una esagerata  risposta alle emozioni che si affrontano quotidianamente, nel momento in cui le condizioni di una persona si presentano rilevantemente alterate si può presentare delle deflessioni, come nelle condizioni depressive, o delle esaltazioni, come nella mania.A livello di primo inquadramento diagnostico sono distinti gli episodi di "alterazione dell'umore" ( episodio depressivo maggiore, episodio maniacale, episodio misto) dai "disturbi dell'umore" ( disturbo depressivo, disturbo bipolare, disturbo dell'umore dovuto a condizione medica generale e disturbo dell'umore indotto da sostanze). Dal punto di vista dell'intervento psicologico, il counseling può essere opportuno nelle situazione meno gravi ma nella maggioranza delle situazioni può essere necessario un orientamento di tipo psicoterapeutico spesso combinato con un trattamento farmacologico. Gli approcci che spesso danno  buoni risultati sono la terapia cognitivo-comportamentale, quella psicodinamica breve e quella interpersonale.

 
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